Archivio storico Lugano

Soprannomi di persona in tribunale

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Le relazioni personali, in una società dove nei paesi non era presente una grande varietà di cognomi, passavano anche dalla creazione di soprannomi personali, utili per distinguere una persona; ma il loro sorgere non si esaurisce unicamente in un uso funzionale, bensì riflette pure l’organizzazione e l’ideologia di una società.

I documenti conservati all’Archivio storico della Città di Lugano presentano spesso, soprattutto nei fondi del Tribunale distrettuale, un buon numero di questi soprannomi, apposti al nome e cognome dell’imputato o del sospettato. Le prime attestazioni si situano nel Seicento, ma è poi nell’Ottocento che l’uso dei soprannomi si fa intenso e consistente (1).

L’analisi di questi documenti permette di suddividere i soprannomi per tipologie, individuando alcune aree: deonomastica, cioè soprannomi derivati da nomi propri, toponomastica, soprannomi derivati da mestieri, dal nome di animali o ancora che si rifanno a un ambito ludico.

Per i nomi propri, possiamo citare Carlo Zari di Monteggio, detto Rocco, Pietro Mercoli di Castelrotto detto Pedrone, Francesco Cantarini di Loco detto Tonella (verosimilmente da Antonio), Giovanni Falgari detto Paoletto, Giuseppe Foletti detto San Rocco.
Il luogo di provenienza della persona, vero o fittizio, si ritrova in altri soprannomi: Agostino Motterlini di Brescia detto Bergamasco, Giuseppe Casellini detto Trieste, Giovanni Casellini di Arogno detto Trieste, Giovanni Franchini di Lugano detto Magliasina, Francesco Cambiaso detto Genovese, Giovan Battista Capono detto Veneziano, Giacomo Murat detto il Genovese.
Anche i mestieri spesso definiscono una persona; abbiamo così Giovanni Camozzi di Bogno detto il Magnano Bello, Carlo Bernasconi di Mendrisio detto Mornee Matt (dial., mugnaio matto), Francesco Borsa di Capolago detto Fiscale (s.m., magistrato pubblico), Giuseppe Porzi di Lugano detto Fattore, Carlo Lepori detto Spinaccino (da dial. spinásc, gramola).
Gli animali sono pure centrali nella formazione dei soprannomi; troviamo Luigi Cavadini di Capolago detto Gallina, Giuseppe Bernasconi di Lugano detto Legorino (dal dial. legorín, leprotto), Giuseppe Pescia detto l’Uccellaccio, Antonio Ferrari di Vogorno detto Galina, Giovanni Richina di Medeglia detto Orocco (dal dial. orócch, gufo), Stefano Moresi di Colla detto il Boriggioni (probabilmente dal dial. borigiö, specie di vespa).
Le caratteristiche fisiche, solitamente negative, emergono in un gran numero di soprannomi: Francesco Olgiati detto il Guercio, Giovan Battista Ghirlanda di Dino detto il Guercio, Battista Franchini di Lugano detto il Gobbo, Pietro Borelli di Camignolo detto il Mocc (dal dial. mócch, monco), Pietro Valsangiacomo di Corteglia detto Torrascia (persona alta, spilungone), Nicolao Vilio di Lugano detto il Coduro (dal dial. cò dür, testa dura, persona ostinata), Francesco Riva detto Brascino (dal dial. brascín, braccino; persona avara), Carlo Peri di Lugano detto lo Zoppo.
I seguenti soprannomi si possono annoverare tra quelli che prendono spunto da caratteristiche morali, psicologiche o comportamentali: C. Spinelli di Rancate detto il Carnevale, Giuseppe Cavalleri di Rovenna (CO) detto Rabadan, Maurizio Rezzonico detto il Signorina, Giovan Battista Cortese detto il Signorino, Carlo Vassalli di Riva S. Vitale detto Bon (dial. bón, buono), Pietro Bernasconi detto Tron (dial. trón, tuono), Giuseppe Ballio di Cairate detto Giusto.

(1) I documenti da cui sono tratti gli esempi seguenti sono reperibili digitando nome e cognome riportati, oppure il soprannome, sul sito luganocultura.ch.