Archivio storico Lugano

La Madonna bombardiera di Pregassona

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Anonimo, La battaglia di Lepanto, 1603, affresco. Pregassona, Chiesa di S. Maria di Pazzalino.
A Pregassona, nella chiesa di S. Maria di Pazzalino, si trova un particolarissimo affresco, probabilmente un unicum nella storia dell’arte. L’opera, realizzata nel 1603, rappresenta la battaglia di Lepanto: il noto scontro navale avvenuto il 7 ottobre 1571, nel corso della guerra di Cipro, tra le flotte musulmane dell'Impero ottomano e quelle cristiane della Lega Santa conclusosi con una schiacciante vittoria di quest’ultime. La vicenda si diffuse alle nostre latitudini soprattutto in relazione al gruppo di archibugieri lucernesi che riportarono da Lepanto due vessilli dei Turchi, oggi al Museo storico di Lucerna.

Pare che questo sia il primo bombardamento “aereo” della storia: mai prima di allora si era osato tanto.

La battaglia vide scontrarsi 500 galere, nell’affresco sono però raffigurate poche barche di modeste dimensioni, poco rappresentative degli ingenti mezzi impiegati. In primo piano, l’anonimo pittore di Pazzalino dipinge delle scialuppe di salvataggio e in acqua si vedono arti troncati e una testa mozzata. Sulla sinistra si riconoscono Pio V, il papa che promosse alacremente la coalizione cristiana, e Filippo II, il re di Spagna che finanziò gran parte delle operazioni. È però nel registro superiore che troviamo l’aspetto più curioso e singolare dell’affresco: cinti da una ghirlanda di nuvole, una Madonna sorridente e il bambino Gesù seduto sulle sue ginocchia stanno porgendo delle bombe a un angioletto posto poco più in là che, con intenzioni tutt’altro che pacifiche, è in procinto di bombardare la flotta nemica. Dalle nuvole sbucano anche alcuni paffuti volti angelici intenti a osservare il bellicoso terzetto all’opera. Pare che questo sia il primo bombardamento “aereo” della storia: mai prima di allora si era osato tanto.
La Madonna di Lepanto (particolare), Pregassona, Chiesa di S. Maria di Pazzalino.
La rappresentazione della battaglia di Lepanto non è una novità e l’interpretazione della vittoria della Lega santa fu innanzitutto religiosa. È stato in primo luogo il pontefice Pio V a promuovere questa chiave di lettura attribuendo la schiacciante vittoria al volere divino e soprattutto al volere della Vergine sotto il titolo del Rosario, di cui istituì la festa. In una raffigurazione della battaglia che si trova nella chiesa di Santa Maria in Val Calanca la Madonna mostra in effetti la corona del rosario ai combattenti sottostanti e lo stesso fa nella versione presente nel complesso di Santa Croce di Bosco Marengo.
Wilhelm Gräsner di Costanza, La battaglia di Lepanto, 1649, olio su tela, 240 x 270 cm. Santa Maria in Calanca, Chiesa di S. Maria.
Anche Veronese, nella sua celebre rappresentazione del soggetto, opta per una soluzione meno ardita dell’anonimo di Pazzalino. Nessuna Madonna bombardiera nel suo caso, ma un più discreto angelo che lancia delle saette sulla flotta nemica. Il favore divino concesso ai cattolici è rappresentato qui in modo più canonico – e si potrebbe aggiungere anche consono – con dei raggi luminosi che individuano le navi dei vincitori mentre ombre scure sembrano inesorabilmente flagellare le navi nemiche.
Paolo Veronese, Allegoria della battaglia di Lepanto, 1572-1573, olio su tela, 170 x 137 cm. Venezia, Gallerie dell'Accademia.
Nell’affresco di Pazzalino, di carattere decisamente più popolare, la vittoria della battaglia “per volere divino” viene illustrata dall’artista in modo diretto e inequivocabile, con “rozza poeticità” come la descrisse il professor Romano Amerio. Oggi questa singolare iconografia, decisamente poco politically correct, può far sorridere, o addirittura lasciare sconcertati alcuni; probabilmente fu questo l’effetto che fece ai credenti di allora.

(Francine Bernasconi)