Archivio storico Lugano

Marronai e commerci di castagne nelle carte dell’Archivio storico della Città di Lugano

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Marronai e commerci di castagne nelle carte dell’Archivio storico della Città di Lugano

I documenti che testimoniano dell’attività dei venditori di caldarroste tra i fondi dell’ASL non sono numerosi, ma rendono conto di un’attività che permeava la vita cittadina già nell’Ottocento.
Un primo documento, datato 13 ottobre 1811, informa del pagamento di una tassa al Dazio della Catena per un carico di carbone, frutta e castagne provenienti dalla Lombardia via acqua, a carico del commerciante Carlo Rossi. Un altro accenno interessante lo si ricava dalla domanda che Francesca Bariffi nel 1856 invia al municipio di Lugano, in cui afferma che “una delle migliori sue risorse è quella della vendita delle castagne a rosto (In padella) sulla pubblica piazza, e che atteso l’ordine di questo Lod. Municipio di far uso del carbone in luogo della legna, per farle cuocere, Ella deve necessariamente cessare di tale vendita, atteso che andando Essa soggetta a forte micranie non gli riesce il poter sopportare l’odore del combustibile e per conseguenza sarebbe ridotta a dover chiedere l’altrui soccorso onde poter vivere, ciò che alla petente gli riescirebbe di sommo dolore”, sottolineando che la legna usata sarà ben stagionata e secca, per non disturbare né il pubblico né il privato.
Castagno a Breno, 1927
In una seconda lettera, motiva ancora la medesima richiesta col fatto che l’attività che la occupa per tre mesi all’anno le permette di non pesare sulle casse comunali, evitandole quindi di chiedere un sussidio per il proprio sostentamento (ASL 292/276 e 281/23).
Tra le carte dell’archivio si trovano inoltre alcuni reclami; due sono stati inoltrati al municipio relativamente alla presenza di marronai. L’uno da parte di cinque commercianti il 20 dicembre 1853, che lamentano la presenza di un banchetto in cui si cuociono le castagne, evidenziando che “il fumo che si spande nelle nostre botteghe durante l’intera giornata, cagiona non poco danno alle nostre merci, sicché onde evitare degl’inconvenienti ci rivolgiamo alle Signorie Lodevolissime acciò venga immediatamente tolto una simile molestia” (262/321).
Un’altra lamentela è inviata dalla direzione del liceo e ginnasio cittadino nell’ottobre del 1888, in cui si postula l’allontanamento del marronaio Postinsi, che tiene il proprio commercio proprio davanti all’istituto, e lo si destini ad “altra località; l’inconveniente d’un marronajo in tutta vicinanza d’un istituto frequentato da tanti ragazzi è tale che non abbisogna d’essere dimostrato” (400/28). Il fastidio che non necessita di dimostrazioni, andrà ricercato – come si è visto anche nella lettera della marronaia Bariffi e nella lamentela dei commercianti – nel divieto di utilizzare legna per cuocere le castagne, così da non propagare fumo nei dintorni ed evitare l’insorgere di incendi.
Un altro documento conferma la presenza di ben quattro marronai nella piazza del Liceo, posti ai suoi quattro angoli; questo documento, che porta l’intestazione “Maronai o Maronaie che trovansi sulla piazza di Lugano”, purtroppo non datato ma collocabile nella seconda metà dell’Ottocento, enumera 13 venditori, tra cui 3 donne.

Nicola Arigoni