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Lugano nel Rinascimento

Pubblicazioni, conferenze, ricostruzioni grafiche del borgo e dei principali edifici all’inizio del XVI secolo: sono solo alcune delle proposte che permetteranno di raccontare la vita quotidiana negli anni del passaggio epocale tra la dominazione milanese e quella svizzera. Un’occasione nuova per valorizzare i beni artistici e architettonici di una stagione culturalmente fondamentale anche per l’identità della Svizzera italiana.

Lugano una città rinascimentale? L’immaginario collettivo contempla in genere, e con molte ragioni, i capolavori artistici delle più celebri città italiane: Firenze, Venezia, Milano, Urbino, Mantova, Ferrara e naturalmente Roma, l’eterna Roma, con le sue infinite stratificazioni. Perché non sembri una forzatura, l’ipotesi di un’identità rinascimentale deve appoggiarsi, nel caso di Lugano, su solide ricerche e su un’ampia base documentaria, affinché il volo della fantasia possa ritornare con i piedi per terra, tra le pietre e le carte, gli intonaci e gli affreschi che raccontano oggi quella stagione del nostro passato.

Giungerà finalmente a maturazione nei prossimi mesi anche l’ampio cantiere di ricerca iniziato nel 2013 dall’Archivio storico della Città di Lugano (oggi parte del nuovo Ufficio Patrimonio della Divisione Cultura) attorno all’identità rinascimentale del borgo sul Ceresio, un progetto che si concretizzerà in varie forme sull’arco dei prossimi due anni e sarà principalmente dedicato a due edifici di fondamentale importanza, al centro di due volumi della collana “Pagine Storiche Luganesi”. In primo luogo si riporterà alla luce il perduto castello sforzesco che sorgeva fino al 1517 nell’area dove oggi c’è Villa Ciani, grazie alla pubblicazione della monografia Lugano francese 1499-1512, curata da Roberta Ramella e Marino Viganò con la collaborazione dell’Ufficio Patrimonio e dell’Ufficio cantonale dei beni culturali. Nel corso del 2022 si passerà invece al convento francescano di Santa Maria degli Angeli, per il quale è prevista la pubblicazione del Libro della Fibbia, un prezioso manoscritto a più mani conservato a Torino che racconta anno dopo anno oltre tre secoli di storia del convento e della comunità luganese ad esso legata. Assieme alla cattedrale di San Lorenzo, oggetto di un imponente restauro in anni recenti, castello e convento sono infatti testimonianze significative di un’epoca, le ultime e forse più importanti manifestazioni del legame artistico delle terre luganesi con la cultura figurativa lombarda, prima del loro definitivo passaggio alla Confederazione.
copertina libro 2

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Novità
22 ottobre 2021

Le collezioni del Museo storico di Lugano

Fino al 1963 Lugano ha avuto un Museo storico di respiro cantonale nell’esclusiva sede di Villa Ciani. Le collezioni raccolte dal Museo storico luganese non sono conosciute: né dal grande pubblico, né dagli specialisti. Fino ad oggi non esiste un catalogo degli oggetti acquisiti dal Museo tra il 1898 e il 1963. Per conoscere l’entità delle collezioni, la provenienza e la storia degli oggetti è necessario un approfondito studio dei materiali conservati e della documentazione archivistica. Se alcune collezioni sono state ritirate dal Cantone, oltre 2000 oggetti sono tuttora di proprietà della Città di Lugano: abiti, divise, orologi, monete, strumenti musicali, mobilio, ceramiche e molto altro. Sono oggetti che meritano l’attenzione degli specialisti per essere studiati e restaurati. Solo così si potrà restituire loro la parola per raccontare la storia di un territorio.

La Divisione cultura della Città di Lugano intende restituire al pubblico le collezioni raccolte dal Museo storico di Lugano tra il 1898 e il 1963. Il progetto si avvale delle competenze d’eccellenza nei diversi ambiti presenti sul territorio cantonale e nazionale. Le collezioni saranno affrontate per tipologia degli oggetti: dapprima tessili, orologi e ceramiche, in seguito monete, strumenti musicali e collezioni orientali e infine il mobilio.
Archivio storico Lugano
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Progetti
04 dicembre 2020

Restauro del tempietto di George Washington

La Divisione cultura della Città di Lugano, in collaborazione con la Divisione spazi urbani, ha promosso nei mesi scorsi il restauro del tempietto dedicato alla figura di George Washington, situato sul lungolago di Lugano. Le opere di restauro sono state realizzate grazie al generoso contributo della Loggia Massonica “Il Dovere”.

Dalla metà dell’Ottocento sorge sul lungolago di Lugano, a pochi metri dal LAC in direzione della Malpensata, un piccolo tempio rotondo in cui è collocato un busto dedicato a George Washington. Fu fatto costruire dall’esule italiano Abbondio Chialiva al margine settentrionale del parco di Villa Tanzina, un vasto complesso di edifici, ricordato con orgoglio in Piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro (1895), del quale restano oggi soltanto il tempietto e la grande sequoia che svetta poco più a sud. Realizzato nel 1850 per ospitare inizialmente una statua neoclassica, nel 1856 il tempietto assunse la forma attuale con la posa del busto in ghisa di George Washington, opera dello scultore Angelo Bruneri e della fonderia Colla di Torino. L’iscrizione «Magnum seculorum decus» (“Gran lustro dei secoli”) fu suggerita a Chialiva dall’amico Carlo Cattaneo.

Al fine di preservare questa importante memoria cittadina, che da tempo versava in un precario stato di conservazione, la Divisione cultura della Città di Lugano ha promosso negli scorsi mesi, in collaborazione con la Divisione spazi urbani, un cantiere di restauro, interamente finanziato da un generoso contributo della Loggia Massonica “Il Dovere”.

Il restauro del tempietto ha permesso di bloccare l’avanzamento dei degradi presenti, garantire il ripristino delle condizioni isolanti della cupola e migliorare la leggibilità del monumento. L’intervento è stato eseguito con un approccio conservativo che ha visto il coinvolgimento di più ditte locali per fronteggiare le differenti competenze tecniche necessarie.

Vedi la scheda dedicata al Tempietto di Washington
Archivio storico Lugano
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Novità
28 agosto 2020

Un progetto dedicato al fotografo Vincenzo Vicari

In concomitanza con un evento storico, importantissimo non solo per la Svizzera italiana ma per l’intera Europa, come l’apertura del nuovo tunnel ferroviario del Monte Ceneri, la Divisione Cultura della Città di Lugano propone una serie di iniziative dedicate al fotografo Vincenzo Vicari (1911-2007), occasione preziosa per tornare a interrogarsi sui cambiamenti che hanno interessato il territorio e l’identità del Cantone Ticino nel corso del Novecento.

Conservato presso l’Archivio storico della Città, il fondo fotografico di Vicari è infatti, con i suoi 300’000 scatti, il più adatto al racconto dei decenni cruciali che vanno dagli anni Trenta ai primi anni Ottanta. Dalla cronaca alla pubblicità, dal reportage alla moda, dallo sport allo spettacolo, dall’arte alle attività produttive, dall’urbanizzazione alla ruralità, dalle foto aeree ai primi film di famiglia: sono questi gli aspetti umani e sociali che saranno raccontati in un viaggio unico, che la Città di Lugano ha voluto proporre grazie alla collaborazione di partner e sponsor d’eccezione.

Dal 29 agosto 2020 all’11 aprile 2021 una serie di esposizioni coinvolgerà alcune istituzioni e associazioni attive a diverso livello sul territorio cantonale: si comincerà con la mostra di apertura al prestigioso Museo d’arte della Svizzera italiana (MASI) a Palazzo Reali, che rappresenterà l’intera parabola professionale e artistica di Vicari, per poi approfondire con esposizioni tematiche alcuni aspetti della storia umana e sociale del Cantone. Al Museo della pesca di Caslano saranno presentati i volti dei pescatori e le vedute dal lago dei principali borghi del Ceresio; alla Casa Rotonda di Corzoneso (Fondazione archivio fotografico Roberto Donetta) sarà dato spazio all’architettura e nello specifico al confronto tra le pietre del Romanico e il cemento della nuova industria idroelettrica; all’antico Torchio delle noci a Sonvico (Archivio audiovisivo di Capriasca e Val Colla, Associazione Amici del Torchio di Sonvico) dialogheranno le fotografie di Vicari e le testimonianze orali raccolte nella regione; infine, a Villa Negroni di Vezia (Associazione Bancaria Ticinese) troverà spazio il mondo del lavoro in tutte le sue sfaccettature ed evoluzioni.

Il progetto, coordinato dalla Divisione cultura della Città di Lugano e curato da Damiano Robbiani, sancisce un primo e importante punto di arrivo del complesso progetto di valorizzazione del fondo fotografico Vincenzo Vicari, che ha permesso la catalogazione, il restauro e la digitalizzazione di oltre 5’000 negativi, grazie al sostegno di Memoriav, la rete nazionale per la salvaguardia del patrimonio culturale audiovisivo, in collaborazione con l’Istituto svizzero per la conservazione della fotografia di Neuchâtel.

Le mostre saranno completate da un volume monografico e da due progetti digitaliVincenzo Vicari fotografo. Il Ticino che cambia, è una monografia di 352 pagine realizzata in coedizione in italiano dalle Edizioni Casagrande di Bellinzona e in tedesco dalla casa editrice zurighese Scheidegger & Spiess. Uno speciale sito internet dedicato al progetto (www.vincenzovicari.ch) permetterà di accedere a un archivio digitale di oltre 2’000 scatti geolocalizzati con la possibilità di acquistare le immagini ad alta definizione. Infine, grazie alla collaborazione con RSI, dalla piattaforma partecipativa lanostraStoria.ch sarà possibile accedere a una selezione di filmati che Vicari ha girato lungo tutto il corso della sua attività professionale, dagli anni Trenta agli Ottanta.

Un ciclo di serate a tema permetterà di approfondire alcuni aspetti della produzione di Vicari – dalla trasformazione edilizia al mondo del lavoro alla cronaca sportiva – e di rimando dell’evoluzione del territorio ticinese nel corso del Novecento, come ben dimostrerà anche l’istallazione dedicata alla fotografia aerea che sarà disponibile presso l’Archivio di Stato di Bellinzona dal 31 agosto al 12 settembre 2020.

Visita il sito dedicato al progetto
Archivio storico Lugano
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